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sabato 18 aprile 2020

La Biblioteca nel Parco


Salirono le scale della biblioteca ed entrarono in una serie di stanze con qualche isolato lettore, sino a quando non si fermarono in una piccola sala dove non c'era nessuno, occupata solo da libri e scaffali. Le parole stampate nei testi che li circondavano, sembravano tutte già scritte dentro di loro. Infatti ogni sguardo posato su una copertina forniva lo spunto per un pensiero, un ricordo, un'idea. E fu questo crescente collegarsi e trovarsi a farli sorridere. Quando pensarono entrambi alla stessa cosa rimasero immobili in un angolo della saletta, ma esattamente al centro del loro sentire. La sorpresa fu enorme. Non capita spesso nella vita di desiderare qualcosa in modo così forte e profondo da togliere il sonno e cancellare la presenza di ogni altra cosa o persona attorno. Non esisteva più il mondo, non esistevano i libri e le loro stesse parole. Sapevano bene che quel mondo non avrebbe approvato la loro luce abbagliante, perché il Caos non tollera la luce troppo chiara, preferendo l'indefinita oscurità. Il loro bacio fu così, immenso e silenzioso, osservati solo dalla biblioteca nel parco, con gli occhi aperti a fissare l’incredibile altro sé che si ricomponeva nel tutto che stavano finalmente vivendo. In quegli occhi aperti c'era l'affermazione di ciò che l'altro rappresentava: si sarebbero baciati anche se il loro bacio fosse stato mortale e ben sapendo che da quel passo, la loro anima, non sarebbe più tornata indietro.


lunedì 24 febbraio 2020

La Voce

Ho l'impressione, talvolta, che in certe giornate di sole o nelle corrispondenti notti lunari, la densità dei miei pensieri assuma persino una solidità materiale. In quei momenti vorrei stringere quella materia tra le mani per scolpire figure, accarezzarle e plasmarle per modellarne la forma sino a definire e cogliere quel pensiero che l'ha generata. Ma poi, troppo spesso, il silenzio mi assale e ad esso mi arrendo.
Così prendo sottobraccio i ricordi che corrono lungo una vecchia strada ferrata, mi adagio sulla stessa vecchia panchina, gli occhi al cielo, ad osservare le nuvole stendersi al soffio del vento come le membra di un gatto che si stirano al loro risveglio. Rimango a godermi il calore di un'estate dell'anima che sento vicina molto più di quanto la trivialità del calendario evidenzi e, mentre perdo lentamente coscienza, cullato dal nulla in cui scivolo, una voce, la tua voce, mi prende, mi solleva e mi restituisce alla vita. 
Non stavo dormendo, morendo o partendo anche allora? Ero soltanto io, veramente?
Le cose più belle risplendono inattese in uno spazio di meraviglia che ci accompagna fuori dal tempo. I miei occhi stanchi o la mia pelle invecchiata non riconoscono la truffa del tempo. Io resto sempre nella biblioteca del parco e nella notte più bella che un maggio ricordi. Io resto quel cane che abbaia forte alla Luna per tenerla sveglia al suo fianco e che, certamente, di quella Luna ha potuto contemplare il riposo. 
Dorme, ancora e sempre con me, quella Luna.




martedì 8 ottobre 2019

Delta

Lenta scivola la barca sul fiume verso valle. Osservo le rive scorrere fuori dal mio campo visivo. Ascolto il cielo e ne respiro le tonalità nitide, vi riconosco un tramonto che immaginavo immortale e che in un attimo rimarrà solo notte. Sotto le palpebre l’immagine di un’emozione, un tratto di matita che disegna un profilo. Un volto, un sorriso, uno sguardo. Questo viaggio è così lungo da cancellare le tracce dietro di sé con il rischio di ridurre il tutto a uno sfiancante spostamento. 
Siamo memoria e arte. 
Il nostro lascito é la capacità di generare emozioni da far esplodere in cielo come fuochi d’artificio per osservarle svanire con lo sguardo impregnato di meraviglia e sgomento, come castelli di sabbia cancellati dalla marea. La vera arte é sopravvivere allo sgomento di questa fine quotidiana e cercare un domani nelle tue parole.
Le tue parole sono baci, sono navi all’orizzonte, sono porti dove abbandonarsi all’oblio, sono luci calde in inverno, sono fari nella tempesta, sono le stazioni d’arrivo dopo un viaggio infinito, sono suoni che abbattono il muro della banalità, sono le maschere antiche che mettono in scena l’ultimo fremito del brivido che ci tiene in vita e che, non comprendendolo, chiamiamo genericamente Amore. Quell’Amore che é in noi, ma non sapendolo raggiungere da soli chiediamo ostinatamente ad altri di far emergere con noi. 
Dunque lo so che da solo non ce la farò ed è per questo che allungo la mano verso di te, al buio, per sentire una voce che mi dica ancora una volta che stiamo partendo, che l’acqua è calma, che il vento é tiepido ed il sole accompagnerà le nostre parole sino al Delta del fiume ed il mare, tutto il mare, sarà chiuso nel bicchiere in cui brinderemo.




martedì 3 settembre 2019

Diamanti


Se muovo lo sguardo dall’orizzonte, colgo un’espressione sottile e nitida. Scorro senza alcuna vergogna dal verde dei campi al rosso delle foglie e su tra le colline che sembrano aprirsi a un sorriso, l’azzurro dei diamanti profondi. Non so dove sia il bene e cosa possa essere io in questo panorama. Di certo non un frutto da cogliere o una minaccia da temere. Ma abito lì, tra i tuoi orizzonti, nascosti e rimossi. Non c’è fortuna in questo destino, eppure sarebbe facile trovare un’ ombra quieta persino in questa foresta bruciata.
Allora accenderò ancora un fuoco nell’anima e non potrò che osservarla bruciare. Resteranno i diamanti.





lunedì 18 marzo 2019

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Lunedì mattina. Marzo. Pioggia. Caos sulle strade e ingorghi nella mia mente. Gli anni si infilano nella nostra immobilità come i mezzi a due ruote nel traffico: ci passano attraverso e se ne vanno altrove. Dove pensa di andare tutta questa gente? Si infila in armature troppo pesanti per essere indossate, solo per combattere guerre perse in partenza. Basterebbe poco, basterebbe meno. 
I miei pensieri stridono in testa come il gesso su una lavagna ripulita. E quello che provo è l'assurda sensazione di un contemporaneo rumore e silenzio. Ma in questo silenzio non c'è la dovuta pace e in questo rumore non c'è alcuna risposta. Basterebbe poco, basterebbe meno.
Se solo ricercassimo un senso al nostro esistere senza confondere l'obbiettivo col mezzo per raggiungerlo. Sarebbe poco, eppure, sarebbe tutto.



venerdì 13 aprile 2018

Daydreaming #1

Il nostro paese o forse il mondo intero, vive un momento terribile, dove valori come la lealtà e l’onestà vengono usati come loghi d’azienda o come telepass per viaggi assolutamente personali. Dove la parola data vale quanto il cellophane attorno un volantino pubblicitario.
In questa limpida fogna dobbiamo avere il coraggio di fare atti di follia pura, che qualcuno scambierà per ingenuità estrema: non fare calcoli e smetterla di vivere per se stessi. Saper condividere. Saper cedere qualcosa di sé per un bene più alto, quello comune. Anche per il bene di quelli che intendono trascinarti nella fogna. 
Per questo sorrido a chi mi vorrebbe triste o affranto e non smetto di essere ciò che sono e sono sempre stato. 
Agire è il solo modo di contaminarci di questo bene incurabile, senza meschinità, senza invidia, senza scorrettezza. Potremmo così essere persone migliori e la qualità della nostra società troverebbe un nuovo carattere in tutte le nostre singole particolari e personali attitudini.