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lunedì 24 febbraio 2020

La Voce

Ho l'impressione, talvolta, che in certe giornate di sole o nelle corrispondenti notti lunari, la densità dei miei pensieri assuma persino una solidità materiale. In quei momenti vorrei stringere quella materia tra le mani per scolpire figure, accarezzarle e plasmarle per modellarne la forma sino a definire e cogliere quel pensiero che l'ha generata. Ma poi, troppo spesso, il silenzio mi assale e ad esso mi arrendo.
Così prendo sottobraccio i ricordi che corrono lungo una vecchia strada ferrata, mi adagio sulla stessa vecchia panchina, gli occhi al cielo, ad osservare le nuvole stendersi al soffio del vento come le membra di un gatto che si stirano al loro risveglio. Rimango a godermi il calore di un'estate dell'anima che sento vicina molto più di quanto la trivialità del calendario evidenzi e, mentre perdo lentamente coscienza, cullato dal nulla in cui scivolo, una voce, la tua voce, mi prende, mi solleva e mi restituisce alla vita. 
Non stavo dormendo, morendo o partendo anche allora? Ero soltanto io, veramente?
Le cose più belle risplendono inattese in uno spazio di meraviglia che ci accompagna fuori dal tempo. I miei occhi stanchi o la mia pelle invecchiata non riconoscono la truffa del tempo. Io resto sempre nella biblioteca del parco e nella notte più bella che un maggio ricordi. Io resto quel cane che abbaia forte alla Luna per tenerla sveglia al suo fianco e che, certamente, di quella Luna ha potuto contemplare il riposo. 
Dorme, ancora e sempre con me, quella Luna.




martedì 14 gennaio 2020

Riflessi

Penso a quanto sia bello e ingannevole il riflesso delle cose.
Coglie la forma e racconta solo ciò che vediamo.
L’orizzonte dietro al finestrino ci parla di case, ma non di quello che vi succede dentro.
Lo sguardo di una ragazza che sorride al telefono ci inganna con una primavera dove aprile è passato da un pezzo. Il cielo sopra al respiro calmo del mare ne coglie l’azzurro ma non ha coscienza di quanta vita e morte vi sia in esso e la luce, sfumata e lattiginosa, che fa brillare la luna e fa innamorare i poeti é quella del sole nascosto. Siamo riflessi in cammino. Trascuriamo di fermarci, forse, per il timore che si colga che siamo solo il riflesso di qualcosa che non ci rappresenta affatto. Ma oltre il tramonto c’é la notte e la notte contiene tutto ciò che non appare. E in essa ci ritroveremo. Sul pavimento di maggio, sulla balconata di un teatro collettivo, nelle lenzuola macchiate di sangue e ci resteranno due minuti soltanto per rivestirci e scappare prima che la luce del giorno ritorni a fare di noi le ombre che popolano i nostri segnaposti affacciati sul vuoto.


venerdì 2 agosto 2019

Mal d’Africa.

Non c’è filo sufficientemente lungo per legare insieme questi miei pensieri nomadi. E allora li lascio cadere liberi e disciolti, confusi e arruffati, come reduci da un brusco risveglio, su questo foglio di carta virtuale.
Un tempo ci siamo seduti affiancati ed abbiamo composto parole osservando schiudersi il fiore d'Ibisco. Abbiamo camminato insieme lungo i giardini dei nostri castelli e, per un tratto, abbiamo creduto di veder sorgere l’alba di una nuova cometa. Ma era notte, ancora, ed era buia e profonda ed infida in modo sottile. Così ci ha lasciati soli, sdraiati, affacciati sul labirinto celeste. Vivo ancora la stessa emozione per quel crepuscolo che, in un attimo, ha saputo contemplare ogni istante del giorno. Ma ora lo osservo al contrario, come il negativo di una fotografia indelebile che ho stampato nell'anima. Io sento ancora il silenzio, e quel vuoto martella il mio giorno con ogni parola non detta. Non è nostalgia. Lo chiamano Mal d'Africa. In altre parole, forse, è la necessità di ritorno a ciò che non posso essere, ma a cui inevitabilmente appartengo.


lunedì 18 marzo 2019

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Lunedì mattina. Marzo. Pioggia. Caos sulle strade e ingorghi nella mia mente. Gli anni si infilano nella nostra immobilità come i mezzi a due ruote nel traffico: ci passano attraverso e se ne vanno altrove. Dove pensa di andare tutta questa gente? Si infila in armature troppo pesanti per essere indossate, solo per combattere guerre perse in partenza. Basterebbe poco, basterebbe meno. 
I miei pensieri stridono in testa come il gesso su una lavagna ripulita. E quello che provo è l'assurda sensazione di un contemporaneo rumore e silenzio. Ma in questo silenzio non c'è la dovuta pace e in questo rumore non c'è alcuna risposta. Basterebbe poco, basterebbe meno.
Se solo ricercassimo un senso al nostro esistere senza confondere l'obbiettivo col mezzo per raggiungerlo. Sarebbe poco, eppure, sarebbe tutto.



venerdì 2 febbraio 2018

L’Enigma

Cosa mi spinge a cercare di tradurre in parole quello che la vita dissemina sul mio cammino? Perchè mi ostino a non guardare le cose solo in superficie e passare oltre? Dove voglio andare quando oltre al colore, negli occhi scavo alla ricerca dell’anima? Ogni persona è un enigma da risolvere ed io per farlo possiedo solo queste scarpe stanche e una maledetta sensibilità. E così attraverso la folla sorda che mi circonda e per la quale risulto invisibile. In questo mare di silenzio getto la mia bottiglia che racchiude un piccolo rotolo di carta contenente il messaggio che dà le coordinate delle mie cellule, della chiave per entrare nel mio strano museo dove giace un armadio di abiti di scena e una galleria di maschere da indossare a difesa del mio proprio enigma.


giovedì 19 ottobre 2017

Oltre il tempo

Sostanziare il pensiero
dargli forma, suono, emozione
è giunto il tempo della parola
non vi è un appello ulteriore.


giovedì 12 ottobre 2017

Eredità

I mesi scivolano tra le dita come la sabbia del mare, quando si giocava in spiaggia, da ragazzi. Del  pugno pieno che era, rimangono solo pochi granelli che si resta a fissare, stupefatti, sul palmo della mano aperta. Cosa è cambiato dall'ultima volta? Quanto ha scavato dentro quello che chiamiamo tempo, ma che io credo sia piuttosto Eredità e che si manifesta nelle cose di cui lasciamo traccia nel mondo che ci circonda e nelle cose degli altri? Qualcosa scava dentro e non racconta all'esterno quanto sia avanzato il suo lavoro. Anzi. Spesso tradisce raccontando di sguardi stanchi e visi non più giovanili senza dire che ogni istante può creare qualcosa, può essere vita, può essere Luce e non va mai respinto, rinviato o sottovalutato. Siamo i granelli di sabbia e la mano che li lascia cadere nella massa indistinta di una spiaggia di cui non vediamo il confine. 


mercoledì 6 settembre 2017

September

Vorrei scrivere parole che facessero alzare lo sguardo dalla coltre di nubi che accompagna l'orizzonte in questi giorni di fine estate. Vorrei che la Luna splendesse sui miei giorni e su certe notti, oggi così aggrovigliate in pensieri senza un domani. Vorrei che quelle emozioni arredassero almeno un angolo di ogni nostra giornata. Vorrei che ogni pensiero che sento scorrere muto sotto la mia espressione seria sfociasse in un sorriso e che ogni mia azione regalasse una speranza. La concretezza del mio sentire non trova forma, diluita in una miscela di attesa vana e silenzio. Questo silenzio che avvolge ogni singola parola come un velo che ci separa dal vero con una sola lettera. Una parola di saluto, un discorso interrotto e un concetto non terminato giacciono sparsi sul tavolo di questo prematuro settembre. Manterrò accesa la Luce.


mercoledì 30 agosto 2017

Collaterale

Lo so che le mie parole seguono un flusso circolare che richiama più quello del sangue che non il lineare corso del tempo di cui sono figlie, certamente illegittime. Legittimo invece è il mio pensiero che torna alla Luce ogni volta che scende il buio sui nostri giorni. Cerco la parte mancante del puzzle nel cassetto dimenticato, nell'archivio morto che racconta di quante cose non redditizie sia strutturata la nostra essenza, di quanto fragile sia il mio pensiero ideale in questo sportello bancario dei sentimenti. L'uomo, tuttavia, tornerà alle sorgenti per nutrire un suo sognato futuro e sopravvivere all'orrore presente. Siamo solo ciò che ci distingue eppure cerchiamo continue mimetizzazioni per sparire agli occhi del mondo. Ritroveremo dunque l'arte regalandoci. Basterà una remota corrispondenza a giustificare ogni nostra espressione. Basterà un sorriso, seppure nascosto e mimetizzato nel Caos, per dare un senso a ogni mia parola. Ed al mio esistere collaterale.


domenica 30 luglio 2017

Scintille

In questi giorni oscuri ed inquieti, privi di un volto, di un'identità certa, persi nel ballo di un'ipercomunicazione che non comunica nulla e di un'ipersocializzazione che non fa socializzare nessuno, cerco scintille per un fuoco interiore, per generare una piccola luce e restituire un senso al nostro vagare rabbioso e talvolta pericolosamente silenzioso. Ci occorre un percorso che accenda il nostro sentire, che ci insegni ad accettare, che ci aiuti a cambiare, felici di farlo, e non solo a ostruire, che ci aiuti a spenderci e non a buttarci, che ci insegni a proporre e non solo a proporci.
Voglio scintille e non roghi da spegnere, voglio osservare la nascita di Venere, nuda e pulita, sorgere nitida dalla melma del Dio Ego, delle verità fatte in casa. Voglio un coro di voci con toni e timbri diversi che sappiano spendersi per creare armonia. Voglio uno sguardo che vada oltre le scarpe, voglio  l'amore che non sia il mero contrario all'essere soli.
Le persone sono scintille, le idee sono il vento. Il fuoco può riscaldarci, fare luce e cuocerci il cibo, può avvolgerci l'anima nella corrispondenza del sentire ed esaltarci nelle passioni, ma può anche distruggere e bruciare ogni cosa, se trattato senza amore, cura e attenzione. 





martedì 20 giugno 2017

La strada

Ho voglia che arrivi il tempo del raccolto, delle messi di parole e di vita. Debbo troppo alle cose vissute per tenerle tutte per me. Sarebbe semplice dimenticare, attraversare il fiume lasciando tutto alle spalle. Sarebbe facile negare la strada che abbiamo fatto, mano nella mano, per il tempo di un bagliore lunare, per l'istante eterno che non intendo lasciare. Le stanze si aprono al domani che aspetta le nostre prossime scelte sbagliate. Domani è un'opzione. La migliore che abbiamo.




martedì 28 febbraio 2017

Un ballo in maschera

Scorrono rapide nubi scure che travestono di primavera un cielo freddo di fine inverno e fanno da contrappunto all'aria, che comincia a riempirsi di luce. Non riusciranno, questi cumuli oscuri, ad ingannare il nostro tempo, né a travestire il dolore con le maschere di un carnevale fantasma, che scorre incessante, rumoroso e violento sopra la nostra richiesta di quiete. 
Ci resta da raggiungere una piccola missione impossibile: dissetarci della nostra felicità, che sempre più si asciuga nell'avanzare devastante della siccità umana. Dobbiamo ingannare questa aridità con l'ultimo travestimento di questo ballo in maschera: saremo pioggia e le nostre gocce daranno linfa a terreni lontani, ben oltre il nostro limitato vedere. Saremo pioggia, insieme.



lunedì 9 gennaio 2017

Maschere

Muovo piano il silenzio che ci circonda. Non vorrei creare onde troppo difficili da cavalcare. L'estate è lontana e non ho indumenti adeguati. 
Ascolto il respiro e penso. Leggo gli occhi e sento. Penso a quanto vissuto e non mi scopro troppo indulgente. Non ci sto. Non so far finta. La vita non è un disegno che svela, ma un solo tratto che lega tanti punti distanti. Debbo dunque prendere le distanze e osservare, per vedere veramente. E lì rivedo la luce, lo sguardo che esprime, in silenzio o parlando d'altro. E lì resta. Rimane in me. Osserva e mi osserva. Quindi si manifesta come una radio che improvvisamente trova la sua sintonia e mi parla. 
Non c'è bisogno di cattedrali per celebrare. Non serve la rondine per la primavera. Il bello dista dal giusto solamente lo spazio della convenienza.
Conosco tutte le sue canzoni, ma so cantarne pochissime.
Mentre scrivo continuo a leggere, perchè ciò che si può dare è tanto più grande quanto maggiore è quello che si è disposti a ricevere. 
Dunque osservo ad occhi chiusi e lentamente recito le parole che affiorano sulle mie labbra come fiori di aprile. Fiori di uno stesso sangue. Quello che ci fa guardare nella medesima direzione pur proveniendo da galassie non confinanti. 
Demolisco così una ad una le assi del palcoscenico che ha animato le nostre maschere. Ciò che siamo stati un giorno, resteremo per sempre. E ci riconosceremo ovunque, sebbene persi a ballare distanti, sul carro di un carnevale qualsiasi. 




giovedì 22 dicembre 2016

Sogni

Vorrei conoscere la materia che produce i sogni. Vorrei capire da quale notte emergono, da quale naufragio sono scampati per presentarsi così inzuppati di realtà, vivi nel calore della pelle e inebrianti nel loro dolce profumo persistente, sebbene così distanti dalla riva del risveglio. 
Io sogno e dai sogni riemergono luoghi morti e persone amate come se fossero lì al mio fianco, ma apro gli occhi e rimane solo accesa la luce di emergenza a segnalarmi che non c'è più corrente, che sono al buio. Sento il profumo vivo in me, mi affanno per cercare di cogliere quel profumo, ma tutto sfugge. Sognavo, stavo sognando, ho sognato. Smettila di sognare. Finirà mai questa notte?







mercoledì 19 ottobre 2016

Veglia

La vita è più semplice se la si osserva anche con occhi diversi da quelli che siamo abituati ad usare. Nulla è improponibile se proviamo a varcare la soglia che va oltre il nostro vissuto. 
Ebbene si: non esiste solo ciò che conosciamo. Spostiamoci un passo più in là e troveremo uno sguardo diverso, una nuova speranza, un possibile affaccio sulla nostra felicità. Il nostro essere unici è la chiave per aprire le porte. Non appoggiamoci mai sul comodo divano degli stereotipi, si cadrebbe in una veglia torpida chiamata abitudine dalla quale ci si sveglierebbe comunque troppo tardi per vedere sorgere il sole.




giovedì 22 settembre 2016

Via Margutta

Abbiamo tutti nell'anima una strada, vera o immaginaria, che significa tanto per noi. Una strada che percorriamo ogni volta lentamente con gli occhi spalancati e sorpresi di un bambino che sogna. Una strada al riparo dal caos dove la bellezza ti avvolge e ti accompagna, mano nella mano, verso la parte irrazionale del tuo esistere, la parte in cui ciò che vorresti per te ha la meglio su quello che gli altri si affannano ad importi. Una strada dove i tuoi occhi possono vedere l'altra tua vita, quella che ti scorre dentro e dove capisci che i sogni possiedono i luoghi in cui si materializzano. Così ogni volta la percorri in compagnia del tuo Demone e del tuo Amore, ne osservi le luci, le finestre antiche, le edere rampicanti ed i cortili interni che silenziosamente, dietro ai cancelli socchiusi, ti parlano d'altro. Non di città ma di esistenza. E se ti siedi per caso a un tavolino, da lì ripasserà il tuo pensiero ogni volta che avrai voglia di ritrovare ciò che sei. È un luogo magico e, per tanti, immaginario. 
Per me esiste davvero ed è Via Margutta a Roma.



domenica 18 settembre 2016

L'infinito

Amo i verbi all'infinito, perchè teorizzano un'azione lasciando la libertà di coniugare e declinare un'intera tavolozza di toni sfumati, di possibilità di collocazione e ricollocazione di quest'azione nei tempi e tra le persone.
Così mi imbarco ancora oggi per un viaggio verso l'ignoto del foglio bianco fissando questo tempo presente che si incendia all'orizzonte, modellando questa materia a mani nude, cercando di plasmarla in un passato felice. 
Scelgo con cura i miei verbi, le mie azioni e ad una ad una le rendo vive, attuandole. Costruendo silenziosamente ciascuna delle vite che vivo (e sono tante!) tra compagni di viaggio invisibili, sirene irresistibili, isole fantasma e amici disposti a tutto per distruggermi.
Ho sempre amato troppo per non restarne dolorosamente ferito. Amo le profondità di acque che non si trovano ovunque. Amerò sempre la semplicità di un tramonto in grado di rifiutare la banalità del giorno, E non mi perderò lungo questa rotta che ci conduce verso un'isola che non c'è. Sognerò molte lune ancora e ancora altri mondi. Ne respirerò le speranze e i profumi. 
Quando il mio guscio di noce riapproderà in porto, getterò l'ancora. Fisserò quel tempo che fu un futuro e divenne poi un presente, nell'archivio del mio passato. 
E dopo tutta questa tempesta il verbo tornerà all'infinito. Voce del verbo amare.




lunedì 5 settembre 2016

Noi

La luce delle parole conduce fuori da ogni notte, perché ci porta altrove. Non esiste dunque un dentro o un fuori da questo tunnel che è il nostro esistere. Viviamo in questo anfratto temporale che percepiamo come un immenso universo e l'Amore è il miraggio che tradisce lo sguardo, azzerando il nostro senso del tempo. Non c'è un traguardo per questo viaggio, solo il susseguirsi di stazioni assolate e di corridoi inzuppati di pioggia dove ci si consuma per nutrire altri viaggiatori. Siamo seme e terreno ad un tempo. Occorre dunque sorridere per somigliare agli umani? Certamente occorre non piangere per fingersi forti. Abbiamo un privilegio immenso che è quello di vedere attraverso cose e persone ciò che sostiene il peso del mondo. Tuttavia abbiamo un dovere improbo e spesso doloroso, in quanto accompagnato da un grandissimo senso di inadeguatezza, che è quello di essere degni di questo privilegio.



giovedì 28 luglio 2016

Love will tear us apart

Perché zittire le cicale che cantano oltre il riposo del sole? Ogni cosa ha il suo tempo e una sua regola logica, ma la Meraviglia compare solo quando si va oltre la regola, oltre la logica e si ritorna bambini inquieti,  poeti involontari ed eroi del proprio conflitto interiore. Non resta dunque che impregnare i nostri occhi di stelle e ascoltare il silenzio che resta, tra un fragore e l'altro del mare in burrasca che nascondiamo oltre l'ultimo faro. Non esiste un senso a cogliere il fiore per capire ogni volta che la sola bellezza risiede nel saperlo crescere, nel tenerlo vivo nel suo terreno ideale. La verità è chiara. Siamo creature volanti prive di ali e viviamo nel Caos che ci permette di sognare di averle. Combattenti per l'ideale che, in un modo o in un altro, ci distruggerà. Finché in silenzio, davanti a un caffè, dopo la mezzanotte dei giusti, la radio ti canterà la canzone e tutto ti apparirà chiaro. And Love... Love will tear us apart, again...








mercoledì 20 luglio 2016

Un saluto da Yorick

Sto pensando a quanto sia omologante Facebook che mi vuole "grato" e che invii un messaggio "urbi et orbi" sul mio compleanno di ieri.
Non è un social network il luogo dove esprimere gratitudine alle molte persone a cui debbo qualcosa. La gratitudine è un sentimento che non riesco a considerare "collettivo", ma lo sento riferito singolarmente a ciascuno in modo personale attraverso gesti concreti e, possibilmente, non solo parole.
Quindi qui riferisco solo del fatto che il mio compleanno di ieri sia stato arricchito dal pensiero di coloro a cui debbo un pezzetto della mia vita, della mia anima. Tanti sono presenti su Facebook e hanno voluto dedicarmi un pensiero o un augurio, altri hanno usato altri mezzi per farlo, altri ancora mi hanno totalmente ignorato. Tante sono le persone presenti nel mio vivere quotidiano, forse molte di più quelle che hanno attraversato il mio orizzonte e ne sono uscite lasciando eredità rigogliose e cicatrici indelebili in me.
Io continuo a vivere nel silenzio tra due parole alla ricerca della luce che si accenda negli occhi, nel silenzio del sole prima dell'alba.

"Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia"
William Shakespeare, “Amleto”