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lunedì 19 febbraio 2024

Maschere senza volto

Sono nato in tempi in cui si avvertiva ancora il bisogno di arricchire la propria capacità d'espressione. La ricchezza d'eloquio era considerato un valore e l'uso di termini precisi, ricercati, inusuali, non veniva considerato un atto di snobismo o di arroganza intellettuale. Trovo che fosse più giusto così. Non per nostalgia para-senile, ma per gusto della bellezza e per amore del tratto distintivo della nostra specie: la profondità di pensiero e la capacità di saperlo esprimere. Lo sviluppo di queste facoltà è a disposizione di molti, in questo fortunato mondo che definiamo moderno, tuttavia in troppi preferiscono rifugiarsi nel recinto del conosciuto senza provare mai ad aggiungere nulla. 

Francamente, troverei giusta ed attuale l'ambizione ad un linguaggio più ricco, perché lascerebbe aperta la porta alla speranza di un pensiero meno superficiale, in un mondo che invece sta terribilmente appiattendo la capacità di comprensione (e la conseguente elaborazione) a livelli primordiali. Si è inabissata l'esigenza di gestire le sfumature, perché è raro trovare chi dipinge, mentre si usa tanto l'evidenziatore grossolano per titoli spesso privi del necessario capitolo contenuto sottostante. Così si predilige l'urlo alla parola pacata, lo slogan all'argomentazione, la sintesi all'elaborazione, perché il nostro tempo è suddito dell'ipocrisia sovrana di una produttività astratta che rende strumentali le nostre vite. Il nostro lavoro non produce veramente nulla, trasforma solamente il nostro tempo in cose materiali, pseudo necessarie o rese tali dai sistemi industriali. Cosa produciamo effettivamente in una vita? In alcuni casi altre vite umane e, talvolta, opere d'arte. 

Se per dire ciò che è sotto ai propri occhi o dentro agli stessi si impiegassero due parole in più e si spendessero due minuti di più per ricercare i giusti termini, probabilmente quelle due parole, quei due minuti, risulterebbero determinanti a fornire un connotato più preciso, puntuale e profondo alla sostanza del nostro pensiero, restituendo al mondo un'immagine più vera di ciò che siamo, uscendo dalla schiera di maschere senza volto destinate a perdersi e confondersi nel tempo. 








venerdì 28 settembre 2018

R101

Muovo i miei passi con timore sacro in una stanza che sento parte di me prima ancora di aprire gli occhi e rivederla davvero. Un ottomano, il letto uguale a mille altri, i quadri alle pareti, le tende uguali ovunque. Un non luogo in cui la mia vita coglie il suo senso e si riconduce lentamente su un altro pianeta, quello abitato dalla luce lunare, quello del silenzio che racconta una vita intera e non si stanca di farlo, quello degli sguardi che confessano la bellezza di esistere e la follia di respirare insieme lo stesso profumo.
Sudditi di un regno senza monarchi, dove fiorisce l’ibisco di cui conserviamo il seme nascosto in noi, dove ciascuno è complemento dell’altro senza esserne funzione.  
Cosà rimarrà di questa stanza? Parole, forse. Cicatrici invisibili che accarezzeremo e culleremo per la durata di un’altra notte stellata che crederemo infinita, nel cielo di quella stanza da cui non possiamo uscire.


martedì 31 luglio 2018

Nel Giardino del Museo

Non basta fingere per passare oltre. Non è che se non ne parlo non ci stia pensando. Sono passati gli anni e questi ultimi mi hanno profondamente cambiato. Certi volti appaiono talvolta sfuocati, ma le anime sono vive e vivide in me. Mi hanno insegnato a vivere la mancanza, a gestire il vuoto, ad elaborare il lutto, a tollerare la perdita, a tenere lo sguardo diritto davanti alle peggiori infamie, a respirare al materializzarsi delle mie paure. 
Ma non è tutto passato, è al contrario, tutto ben presente e vivo in me. Ed il dolore mi ha reso forte, mi ha illuminato il percorso, mi ha acceso i fuochi dove riposare l'anima, mi ha evidenziato chi meritava rispetto e posto nella giusta luce chi si è servito della mia lealtà.
La vita è ampia nello spettro di cose che ti pone lungo la via. 
Ma ora posso amare chi merita amore, accogliendo tutti loro nei giardini di questo strano museo e lasciare agli altri il disprezzo peggiore, che è quello dell'indifferenza.

Risultati immagini per strange museum

venerdì 2 febbraio 2018

L’Enigma

Cosa mi spinge a cercare di tradurre in parole quello che la vita dissemina sul mio cammino? Perchè mi ostino a non guardare le cose solo in superficie e passare oltre? Dove voglio andare quando oltre al colore, negli occhi scavo alla ricerca dell’anima? Ogni persona è un enigma da risolvere ed io per farlo possiedo solo queste scarpe stanche e una maledetta sensibilità. E così attraverso la folla sorda che mi circonda e per la quale risulto invisibile. In questo mare di silenzio getto la mia bottiglia che racchiude un piccolo rotolo di carta contenente il messaggio che dà le coordinate delle mie cellule, della chiave per entrare nel mio strano museo dove giace un armadio di abiti di scena e una galleria di maschere da indossare a difesa del mio proprio enigma.


sabato 25 novembre 2017

Parte di te

Cos’è scrivere un libro, se non l’estensione di un capitolo di una lunga lettera d’addio? Una parte di noi se ne va in quelle pagine anche se chiunque ci cercherà in esse non potrà trovarci per ciò che pensiamo di essere, ma solo per l’immagine che si avrà di noi. Ogni atto creativo è una presa di distanza dal proprio reale e la trasfigurazione di un’idea soggettiva. 
Se mi leggerai non mi conoscerai, ma avrai accesso alla parte più profonda di me. Mi attraverserai da parte a parte e ne uscirai con qualcosa di tuo. Io mi polverizzerò in te, nel tuo esistere, semplicemente. Io sarò parte di te.







venerdì 29 settembre 2017

Romanzo?

Quando dallo specchio vuoto rivolgi lo sguardo all’Inquilino che ti abita, gli chiedi conto delle notti passate ad osservare il buio, a cercare il perchè dell’oscurità nelle ombre sul muro. Quelle ombre che sembrano muoversi sempre, perchè generate da un cambiamento di luce sull’apparente stabilità delle cose. Una luce di cui cerchi ancora l’origine, ma che ti rimane sempre straniera. 
Sino a quando non giunge quell’attimo: ti appare un chiarore tra le lame delle persiane e con gli occhi tagli il tempo che hai trascorso in silenzio, lo scomponi e lo archivi in un istante. In quella vita sospesa tra buio e luce, tra oscurità e chiarore, tra disperazione e speranza, si riaprono gli occhi. E leggo così nel tuo sguardo la calligrafia del tuo esistere, la solitudine del mio non saper abitare pur essendo abitato, del mio scrivere parole ed il tuo leggere vita. 
È bello, a volte, riavvolgere il nastro e tornare indietro sino all’attimo prima dell’ inizio. E allora ti dici: è accaduto. Accadrà ancora. 
Ci è accaduto. Ci accadrà ancora. Le nostre anime sapranno vibrare facendosi beffe delle leggi di convenienza, rispondendo al solo appello di ogni più umana passione.





mercoledì 30 agosto 2017

Collaterale

Lo so che le mie parole seguono un flusso circolare che richiama più quello del sangue che non il lineare corso del tempo di cui sono figlie, certamente illegittime. Legittimo invece è il mio pensiero che torna alla Luce ogni volta che scende il buio sui nostri giorni. Cerco la parte mancante del puzzle nel cassetto dimenticato, nell'archivio morto che racconta di quante cose non redditizie sia strutturata la nostra essenza, di quanto fragile sia il mio pensiero ideale in questo sportello bancario dei sentimenti. L'uomo, tuttavia, tornerà alle sorgenti per nutrire un suo sognato futuro e sopravvivere all'orrore presente. Siamo solo ciò che ci distingue eppure cerchiamo continue mimetizzazioni per sparire agli occhi del mondo. Ritroveremo dunque l'arte regalandoci. Basterà una remota corrispondenza a giustificare ogni nostra espressione. Basterà un sorriso, seppure nascosto e mimetizzato nel Caos, per dare un senso a ogni mia parola. Ed al mio esistere collaterale.


martedì 18 aprile 2017

The Kiss

Rivolgiti a me come quando le parole di tutti i libri di un'intera biblioteca non bastarono più. Porgi i tuoi occhi verso la mia sorpresa, con lo sguardo incendiato ed aperto a scaricare luce e felicità. Trasportali su quell'orbita che ci appartiene. Cogli quel respiro che è in me e che è in te e che, unito, ci fissa per sempre, ci pietrifica in quella stanza di questo strano museo per la durata di un attimo eterno, che ci descrive e ancora mi definisce. Io sono le tue parole. Tu sei le mie parole. Io sono il tuo respiro. Tu sei il mio respiro. Sei la parte più vera della mia anima, che trova l'altra parte di sé sulle tue labbra e in nessun altro luogo, in nessun'altra persona. Così siamo e saremo, dentro di me. Questo tempo è solo un subdolo inganno che ci confina nel canovaccio di un racconto che non smetterò di leggere e scrivere allo stesso tempo, perchè è ogni mia parola, ogni mio sguardo, ogni mia storia, ogni mio bacio. Con gli stessi occhi osserverò nascere il sole, oggi. La vita scorrerà altrove, ma non io. Io resterò lì. Per sempre in quel bacio.

(Il testamento del sole)


venerdì 20 gennaio 2017

Love letters

Che meraviglia sono le lettere d'amore!
Ne ho scritte tantissime per pochi, pochissimi destinatari. Ma la mia anima ne è intrisa.
Queste lettere sono il tentativo estremo di conservare un fiocco di neve. O di cristallizzare un battito di ciglia.
Mettere in parole un sentire che solo gli occhi sanno dire veramente, non è facile. Spesso chi si cimenta in esercizi di questo tipo scade nella banalità, agli occhi di chi non coglie quel filo invisibile che lega due esseri viventi. La banalità sta nel fatto che questo sentire è simile in tutti noi eppure il senso che ne cogliamo, vivendolo, è quello di unicità. Di diversità da quello che accade a chiunque altro. E a questa presunta unicità, in questi istanti, diamo un valore infinito. 
Scrivere d'amore non è facile, ma facilissimo. Basta descriversi. Ma se ne coglie solo la forma plastica e non l'essenza spirituale, che è il vero motore. Scrivere l'amore, invece, dare inchiostro a questo sentire, è un'utopia. Impossibile. L'estasi, l'estate dell'anima, la presenza costante dell'altro in ogni gesto proprio non è facilmente sintetizzabile in parole. E allora si usano le metafore, perchè non ci è possibile farne un quadro reale. 
Nonostante questo senso di impossibilità che dovrebbe dare frustrazione, non si smette mai di farlo, nelle forme più diverse. Dalle lunghe lettere scritte a mano ai pochi caratteri di un messaggio su un telefono, dal biglietto di auguri per qualsiasi ricorrenza, al raccontarsi per donarsi maggiormente. Ho scritto la mia prima lettera d'amore che non avevo ancora visto dieci primavere e la vivevo come un esercizio di stile, perchè non ne conoscevo davvero la sostanza.
Da allora non ho più smesso di farlo, nè di inseguire l'utopia, perché la sostanza, a volte, è ancora più volatile delle parole.


venerdì 13 gennaio 2017

Nella pioggia

Strano suono ha il vento oggi. Soffia per rabbia, noia o stanchezza? Libera il profumo salato di pioggia sulle mie labbra asciutte, mentre aspetto che questo vento spazzi il fondale della mia mente. Aspetto una nuova sera, uno sprazzo distante di notte stellata che zittisca questo rumore di fondo doloroso e incessante. Proietto i miei occhi accesi lungo la linea dell'orizzonte cercando risposte, trovando solo pioggia di confine tra ricordi, sogni e pensieri che migrano via verso un tempo senza più forma. 
Cosa aspetto ancora? La pista più semplice è sempre quella maggiormente battuta ed è lì che non ci troverermo mai. Ci definiremo per difetto: quando avremo buttato tutto ciò che non siamo, rimarremo noi. Noi nella nostra pelle stanca e non i nostri interpreti sempre pronti alla rappresentazione del prossimo atto di questa consumata commedia.





sabato 17 dicembre 2016

Tu resti

Lentamente cammino lungo il nastro di strada che si affaccia sulla notte fredda di un dicembre romano. Luci e festoni, ma non c'è gloria in questa storia. Tutto scorre e passa come un fiume in piena, che ci trapassa sorprendendoci inermi e lasciandoci attoniti.
E' la vita. E' la morte.
Restiamo spettatori di un passato prossimo a cui non è stato declinato un futuro e che dentro scalpita, ruggisce e reclama ancora ogni giorno un tributo. Un tributo fatto di silenzioso dolore, di sorrisi disegnati con l'inchiostro simpatico, di pensieri saturi di albe fredde e tramonti infuocati trascorsi a fissare un orizzonte di cartapesta. Mano nella mano si sciolgono le promesse fatte e gli atti vanno a negarle. Ma non si possono cancellare i fantasmi: ci accompagneranno per sempre.
E da fantasma camminerò ancora e camminerò a lungo. Mi sfinirò di questi scorci di infinita bellezza. Berrò ogni ricordo e, ubriacandomene, brinderò al vuoto che mi rincorre e che finirà per agguantarmi.
Passo dopo passo, parola dopo parola, questa belva mi azzannerà, stordendomi ancora più con le espressioni vane di chi ha amato follemente. Amare è una cosa crudelmente seria.
E così, senza più sorrisi, attraverso ancora una Roma che sembra fregarsene di tutto e di tutti, certamente di me. Io e le mie parole ce ne andiamo così, trasfigurando nel silenzio interiore. Io e le mie parole perdiamo forza e colore. Noi ce ne andiamo, ma tu resti ancora e sempre. Dentro di me.




giovedì 27 ottobre 2016

Piccole luci

Pioggia a dirotto sulla terra che trema. Cammino nelle luci di questa città inerme e l'acqua a scrosci penetra i miei pensieri. In strada, lungo il mio cammino, incrocio gli occhi che regalano il nome a un personaggio del mio romanzo. Scambiamo due parole. Piccole luci balenano nel buio di questa calda notte d'ottobre. Sorrido, nonostante tutto ciò che in me lentamente crolla. Non c'è più quell'io di prima, quello che cercava stabilità ovunque. Tutto evolve, tutto muove in questo flusso incessante di cambiamento. E in questo scenario in cui mi sento un numero fra tanti, volgo il mio sguardo verso la sola luce di questi giorni. Ne colgo il privilegio e mi asciugo l'anima lentamente, aspettando e desiderando furiosamente che il riposo mi possieda, dopo oltre venti ore di lavoro e di veglia. Arriveranno altre parole. E la speranza di altre piccole luci,







mercoledì 12 ottobre 2016

Uscire

Cristallizzo i pensieri in un susseguirsi di immagini. Non ho più voglia di attendere. Non ho più il tempo di attendere che arrivi il domani, lo debbo anticipare. Perché scrivere? Perché un romanzo ancora? E cosa debbo raccontare che già non sia stato detto, letto, mangiato e digerito? 
Vorrei possedere la conoscenza e la sapienza per scrivere saggi. I saggi sono monumenti che danno un'impronta al nostro paesaggio. I romanzi sono le case in cui viviamo. 
Dentro di me sento parlare le storie degli uomini. In me comanda un umore sempre mutevole e la mia quota di razionalità la riservo tutta al mio essere sociale, quello che respira e ha buon senso, quello che sopporta e guarda avanti, quello che gestisce e tenta di rispondere alle mille aspettative degli altri. Ma nella vita, appunto, c'è altro. E questo altro è negli altri. Nella mia vita ci sono altre vite, ci sono persone che passano ed altre che restano, ci sono libri che entrano dalla porta e non escono più. Ci sono storie che passano dentro e che debbono uscire. E questo è il tempo di uscire.




domenica 18 settembre 2016

L'infinito

Amo i verbi all'infinito, perchè teorizzano un'azione lasciando la libertà di coniugare e declinare un'intera tavolozza di toni sfumati, di possibilità di collocazione e ricollocazione di quest'azione nei tempi e tra le persone.
Così mi imbarco ancora oggi per un viaggio verso l'ignoto del foglio bianco fissando questo tempo presente che si incendia all'orizzonte, modellando questa materia a mani nude, cercando di plasmarla in un passato felice. 
Scelgo con cura i miei verbi, le mie azioni e ad una ad una le rendo vive, attuandole. Costruendo silenziosamente ciascuna delle vite che vivo (e sono tante!) tra compagni di viaggio invisibili, sirene irresistibili, isole fantasma e amici disposti a tutto per distruggermi.
Ho sempre amato troppo per non restarne dolorosamente ferito. Amo le profondità di acque che non si trovano ovunque. Amerò sempre la semplicità di un tramonto in grado di rifiutare la banalità del giorno, E non mi perderò lungo questa rotta che ci conduce verso un'isola che non c'è. Sognerò molte lune ancora e ancora altri mondi. Ne respirerò le speranze e i profumi. 
Quando il mio guscio di noce riapproderà in porto, getterò l'ancora. Fisserò quel tempo che fu un futuro e divenne poi un presente, nell'archivio del mio passato. 
E dopo tutta questa tempesta il verbo tornerà all'infinito. Voce del verbo amare.




venerdì 8 aprile 2016

Midnight Spleen.

Aprile mi soffia sul viso un respiro tiepido e leggero che racconta le belle stagioni a venire. Non tornerà più la mia estate. Non più la stessa, ma non mi volto indietro. Macino giorni come fossero il grano per una nuova farina di cui forse nessuno vorrà nutrirsi ma che resterà lì, a disposizione di chi vorrà cibarsene. Mi intossico di pensieri e mi ubriaco di solitudine per ritrovarmi unito alle stelle che osservano, divertite, il mio ennesimo travestimento. Mi guardano quasi sconsolate e con una punta di tenerezza. Sembro quasi vero, seduto davanti a una tastiera con un filtro spento sulle labbra ed il bianco lattice dello schermo che bagna i miei occhi stanchi. Non finirà questo capitolo. Non finirà mai. Lo farò uscire piano piano e ci addormenteremo così, uniti, io e le mie parole, io e le mie stelle, io e la mia Luna, alla fine della notte, accompagnati dall'ostinato abbaiare di un cane perduto nell'oscurità della notte.


mercoledì 30 dicembre 2015

Sipario

La nostra vita è il succedersi di una moltitudine di stanze in cui avviene ciò che noi siamo. Condividiamo questo patchwork di luoghi con tutti coloro che vi hanno fatto comparsa, ne sono stati protagonisti o anche solo attori comprimari. 
Questo strano museo che chiamiamo "esperienza" in realtà non è una rappresentazione di ciò che siamo, ma costituisce effettivamente la nostra essenza e ne delinea il profilo nello sguardo che rivolgiamo al nostro specchio interiore. Le stanze di questo museo sono fasi lunari che si succedono in via lineare e non ciclica. Ora la mia anima notturna vive nella Luce e da lì non ritornerà indietro. Da lì il percorso conduce solo all'uscita. Un percorso che è un foglio bianco su cui giace una penna.
Così mi ricongiungo ora alla carta, alle parole, a ciò che mi appartiene di più profondo: all'Amore, alla Luce che non mi abbandona mai anche nell'esilio ovattato in cui si accetta di vivere il nostro bagliore terreno per assecondare un disegno che ci ha condotto su strade tanto belle quanto non così profondamente nostre. L'universo è infinito e non ci appartiene. Nulla ci appartiene e tutto ci attraversa. Si ritorna alla pagina scritta. Si ritorna al Romanzo. Silenzio. Sipario. Si vive.


domenica 20 settembre 2015

L'eredità della scrittura

A testimonianza della bontà dell'insegnamento socratico, Marc Augé ieri ha risvegliato in me alcuni concetti che mi appartenevano da sempre e giacevano dormienti in una zona inesplorata del mio esistere.
La scrittura, il demone che ha bussato alla mia porta sin da quando ero ragazzo, è innanzi tutto un atto volto a riconoscersi vivo ed una dichiarazione di fiducia e di appartenenza indissolubile al genere umano. Alla parola scritta, infatti, affidiamo un compito di cui non possiamo percepire appieno la portata, in quanto chi scrive non conosce necessariamente il lettore e quale influenza produrrà su di lui, ma che è una chiara traccia di noi stessi che lasciamo in eredità.
In eredità a chi? Chi può essere interessato a ciò che si scrive? Non è dato saperlo, ed è proprio in questa chiave che va letto l'atto di fiducia verso il genere umano. La passione per l'altro, inteso anche solo come frammento di uno specchio di sé, è nel nostro codice genetico. All'interno di questo potrà compiersi la miracolosa corrispondenza di chi leggerà e farà proprio quello spirito lasciato nelle parole. Ogni parola scritta, quando diventa atto compiuto, sia essa poesia, romanzo, relazione, saggio o anche semplicemente lettera, non ci appartiene più ma è già un nostro lascito e diventa parte della nostra eredità al mondo. Un mondo spesso sordo, cieco e distante verso il quale, scrivendo, rinnoviamo una fede irrazionale. Fortunato chi trova luce e vede raccolti anche piccoli segnali di corrispondenza.

Carpi - Piazzale Re Astolfo -  19 settembre 2015 - Marc Augè - La scrittura fra eredità e avventura



giovedì 30 ottobre 2014

L'uomo che scrive

L'uomo che scrive vive molte vite e vive oltre la propria temporalità, perché diventa le sue stesse parole e le parole possono vivere per un tempo indeterminato, anche millenni. 
L'uomo che scrive indossa un abito che mette a nudo il suo cuore e lo rappresenta, indossa maschere che non riescono a celare l'anima, perché chi legge sa percepire la verità anche non scritta.
L'uomo che scrive non lo farà mai per sé, ma avrà sempre un interlocutore ideale che è fuori e lo legge, lo ascolta e lo capisce. 
L'uomo che scrive non ha paura del vuoto, perché l'intera sua missione è costruire l'universo nel vuoto di una pagina e la pagina vuota è il possibile giorno più bello che nasce.
L'uomo che scrive non conosce la noia, perché ogni dettagliò insignificante può costituire lo spunto per una pagina nuova.
L'uomo che scrive non si stanca mai di ascoltare, osservare, percepire gli altri, perchè sono gli altri il carburante del proprio mondo creativo.
L'uomo che scrive non conosce la fatica di farlo, perché il piacere emotivo ed intellettuale anche di una sola persona che legge, dona il senso al suo agire.
L'uomo che scrive continuerà a farlo per tutta la vita e la sua anima resterà stretta a fianco del demone, in un abbraccio senza fine.


mercoledì 2 luglio 2014

Plancton

Nessun sonno riposerà mai i miei pensieri. Questa veglia perpetua che attraversa la mia vita mi pone in uno stato febbrile. Tutti i sensi sono sotto la lente d'ingrandimento di questo calore che mi attraversa il  corpo e la mente. È un'emozione permanente, una lucidità estrema a fianco di un incontrollabile ed irrazionale stato di bisogno. Ogni parola, ogni gesto, ogni istante rubato è una goccia che ingrossa il fiume che sfocia nell'oceano che sono. Sul fondo di  quest'oceano tormentato vivono le mie speranze ed i miei sogni, nutrendosi di luce. La luce che è fuori, sopra il pelo dell'acqua, che dona la rotta ai naviganti dell'anima ed un corpo agli spiriti, un sollievo a chi soffre e una notte stellata a chi ha il coraggio di amare, nonostante tutto.



lunedì 30 giugno 2014

L'atelier delle emozioni scritte

L'idea è dentro di me. La sento. Non so dove si nasconda ma è presente. Alle volte la percepisco con una consistenza quasi materiale, ma per tanto tempo rimane dentro, si sedimenta attorno alle mie emozioni, si avvinghia alle cose che conosco e alle sensazioni che provoca alla mia sensibilità. 
Non decido io quando l'idea sia pronta per tradursi in qualcosa di diverso, viene fuori da sé. La porta d'ingresso la aprono gli occhi: lo sguardo coglie un elemento che apre un corridoio lunghissimo da cui l'idea finalmente esce.
La parola è per me una tavolozza e la pagina bianca la tela.
Nei luoghi più disparati, dal letto alla seduta di un treno, dal tavolino di un bar alla panchina di un parco, ovunque mi sia possibile scrivere, nelle più diverse condizioni di luce, in piena notte come a mezzogiorno, lì apre il mio atelier della parola e delle emozioni.
Il messaggio è nell'idea, le parole che debbono dipingerlo vorrei che potessero regalare sempre e comunque un'emozione o, quanto meno, condurre chi legge al centro dell'idea in modo non banale.
Le parole sono beni preziosi che bisogna conoscere e saper maneggiare. Per conoscerle bisogna leggere tanto, per saperle maneggiare occorre altrettanto lavoro intenso, sperimentazione, rielaborazione, analisi critica e poca auto-indulgenza . Gli accostamenti tra le parole e l'emozione che provocano i concetti così espressi, costituiscono il nucleo del piacere di scrivere. Di ogni termine valuto i possibili diversi significati e a ciascuno di essi associo possibili termini correlati o aggettivi attribuibili, quindi parte il gioco degli accostamenti, sino a quando non esce il periodo che risponde ai tre requisiti che reputo imprescindibili: il senso, la musicalità e l'emozione, che deve emergere dalle parole sul foglio come le figure di un bassorilievo dalla lastra di marmo. La tela è dipinta. L'idea è divenuta emozione.