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venerdì 18 maggio 2018

Burning from the inside

Brucia lentamente il tempo delle nostre vite. Scava silente un solco tra ciò che eravamo e ciò che avremmo voluto essere. Noi siamo quel solco, testimoni del nostro passaggio, onde inconsapevoli in un mare ignoto. Mi piace osservare quelle onde nella profondità della notte e perdermi a ricordarne altre. La notte, in fondo, è una promessa non mantenuta, una dichiarazione d’amore destinata a scontrarsi con il sorriso beffardo dell’alba. 
Dov’eravamo noi quando accendevamo quel fuoco? Dov’eravamo noi quando lo spegnevamo amandoci con una devozione quasi sacra?
Brucia lentamente il ricordo del nostro Amore finito e immortale. Brucia lentamente e toglie il respiro. Brucia, ma resta acceso, una luce tra mille, in questo luogo oscuro e senza tempo che è l’Arte di esistere.







venerdì 13 aprile 2018

Daydreaming #1

Il nostro paese o forse il mondo intero, vive un momento terribile, dove valori come la lealtà e l’onestà vengono usati come loghi d’azienda o come telepass per viaggi assolutamente personali. Dove la parola data vale quanto il cellophane attorno un volantino pubblicitario.
In questa limpida fogna dobbiamo avere il coraggio di fare atti di follia pura, che qualcuno scambierà per ingenuità estrema: non fare calcoli e smetterla di vivere per se stessi. Saper condividere. Saper cedere qualcosa di sé per un bene più alto, quello comune. Anche per il bene di quelli che intendono trascinarti nella fogna. 
Per questo sorrido a chi mi vorrebbe triste o affranto e non smetto di essere ciò che sono e sono sempre stato. 
Agire è il solo modo di contaminarci di questo bene incurabile, senza meschinità, senza invidia, senza scorrettezza. Potremmo così essere persone migliori e la qualità della nostra società troverebbe un nuovo carattere in tutte le nostre singole particolari e personali attitudini.


venerdì 2 marzo 2018

Distopic

Ho attraversato, negli ultimi giorni, questo paese sconfitto e addormentato sotto una coltre grigia di nubi basse, nevischio, ghiaccio e rotaie che sapevano di ferro e di fumo, di ruggine e officina. Eppure siamo stati cultura e bellezza. Ho lasciato scorrere questa teoria di affreschi come una pellicola d’epoca proiettata nella mia immaginazione. E mi sono accorto di non riconoscere i luoghi visti centinaia di volte. Mi sono scoperto sorpreso, improvvisamente sopraffatto dalla malinconia, osservando certi scorci di mondo abbandonati dalla memoria dell’uomo. Ho attraversato con l’anima tundre padane e colline umbre punteggiate da casolari diroccati dove un tempo hanno vissuto uomini, dove - chissà - forse sono persino nate altre vite, altri amori, altre malinconie. Oggi di tutto quel fare, di tutto quell’amore e di quelle malinconie restano solo macerie e oblìo. E mi domando: quale futuro distopico può ancora attenderci, se la realtà appare già oggi così cupa? Oggi vedo l’essere che si misura sull’avere ed il senso di possesso che annichilisce il desiderio di conoscere e scoprire. Ma tutto questo battersi vacuo, tutta questa rincorsa sempre incompiuta, questo innamorarsi fatuo di cose e persone complementari solo al proprio mutevole e contingente vuoto interiore, potranno mai lasciare qualcosa di diverso da macerie e oblio?