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venerdì 7 novembre 2025
Il Testamento del Sole
giovedì 18 aprile 2024
Disintegration (last post on this)
[Verse 1]
Oh, I miss the kiss of treachery
The shameless kiss of vanity
The soft and the black and the velvety
Up tight against the side of me
And mouth and eyes and heart all bleed
And run in thickening streams of greed
As bit by bit it starts the need
To just let go my party piece
[Verse 2]
I miss the kiss of treachery
The aching kiss before I feed
The stench of a love for a younger meat
And the sound that it makes when it cuts in deep
The holding up on bended knees
The addiction of duplicities
As bit by bit it starts the need
To just let go my party piece
[Chorus]
But I never said I would stay to the end
So I leave you with babies and hoping for frequency
Screaming like this in the hope of the secrecy
Screaming me over and over and over
I leave you with photographs, pictures of trickery
Stains on the carpet and stains on the scenery
Songs about happiness murmured in dreams
When we both of us knew how the ending would be
[Verse 3]
So it's all come back round to breaking apart again
Breaking apart like I'm made up of glass again
Making it up behind my back again
Holding my breath for the fear of sleep again
Holding it up behind my head again
Cut in the deep to the heart of the bone again
Round and round and round and it's coming apart again
Over and over and over
[Bridge]
And now that I know that I'm breaking to pieces
I'll pull out my heart and I'll feed it to anyone
I'm crying for sympathy, crocodiles cry
For the love of the crowd
And the three cheers from everyone
Dropping through sky
Through the glass of the roof
Through the roof of your mouth
Through the mouth of your eye
Through the eye of the needle
It's easier for me to get closer to Heaven
Than ever feel whole again
[Chorus]
But I never said I would stay to the end
I knew I would leave you with babies and everything
Screaming like this in the hole of sincerity
Screaming it over and over and over
I leave you with photographs, pictures of trickery
And stains on the carpet and stains on the memory
And songs about happiness murmured in dreams
When we both of us knew how the end always is
How the end always is
Robert Smith
lunedì 19 febbraio 2024
Maschere senza volto
Sono nato in tempi in cui si avvertiva ancora il bisogno di arricchire la propria capacità d'espressione. La ricchezza d'eloquio era considerato un valore e l'uso di termini precisi, ricercati, inusuali, non veniva considerato un atto di snobismo o di arroganza intellettuale. Trovo che fosse più giusto così. Non per nostalgia para-senile, ma per gusto della bellezza e per amore del tratto distintivo della nostra specie: la profondità di pensiero e la capacità di saperlo esprimere. Lo sviluppo di queste facoltà è a disposizione di molti, in questo fortunato mondo che definiamo moderno, tuttavia in troppi preferiscono rifugiarsi nel recinto del conosciuto senza provare mai ad aggiungere nulla.
Francamente, troverei giusta ed attuale l'ambizione ad un linguaggio più ricco, perché lascerebbe aperta la porta alla speranza di un pensiero meno superficiale, in un mondo che invece sta terribilmente appiattendo la capacità di comprensione (e la conseguente elaborazione) a livelli primordiali. Si è inabissata l'esigenza di gestire le sfumature, perché è raro trovare chi dipinge, mentre si usa tanto l'evidenziatore grossolano per titoli spesso privi del necessario capitolo contenuto sottostante. Così si predilige l'urlo alla parola pacata, lo slogan all'argomentazione, la sintesi all'elaborazione, perché il nostro tempo è suddito dell'ipocrisia sovrana di una produttività astratta che rende strumentali le nostre vite. Il nostro lavoro non produce veramente nulla, trasforma solamente il nostro tempo in cose materiali, pseudo necessarie o rese tali dai sistemi industriali. Cosa produciamo effettivamente in una vita? In alcuni casi altre vite umane e, talvolta, opere d'arte.
Se per dire ciò che è sotto ai propri occhi o dentro agli stessi si impiegassero due parole in più e si spendessero due minuti di più per ricercare i giusti termini, probabilmente quelle due parole, quei due minuti, risulterebbero determinanti a fornire un connotato più preciso, puntuale e profondo alla sostanza del nostro pensiero, restituendo al mondo un'immagine più vera di ciò che siamo, uscendo dalla schiera di maschere senza volto destinate a perdersi e confondersi nel tempo.
sabato 18 giugno 2022
Esposizione universale
Nel microcosmo invisibile
Di Fiere e vanità
Nell’esercizio addominale
Mangiare e procreare
Genesi di arte contante
Fumare i giorni
Per non sapere
Respirare il veleno
Per gettarlo sugli altri
Piccoli imperatori del nulla
Incapaci a donare
Nemmeno le briciole
Di ciò che rimane
Meglio marcire
Soli
Sotto nuove lune
Recitando ricchezza
Degna di un Arlecchino
Libero sino al sipario
lunedì 12 ottobre 2020
Gallerie
Giro ogni mattina il numero del mio calendario, fissandone gli elementi: il mese, il numero ed il giorno della settimana. L'osservo soddisfatto per un po', come una piccola conquista e cerco di vedere oltre, nella mia memoria passata come nella nuvola del futuro. Niente sarà più come prima. Niente è più come prima. Ma quanti "prima" ci sono in questi miei pensieri? Quante volte sono già morto e rinato? Viviamo in una esplosione di elementi che si incrociano e si separano, si accompagnano e si scontrano senza un apparente percorso definito. Non voglio parlare di senso logico, quando si cerca solo di non affogare nel caos. In questo viaggio ho attraversato già tante gallerie e ogni volta mi sono chiesto "quando finirà questo tunnel?". La galleria di oggi sembra infinita e nessuno parla più della destinazione ma solo del viaggio. Siamo spostamenti, tra un lampo di sole abbagliante ed uno scroscio pioggia a spezzare lo stagnante grigiore che nemmeno cogliamo, perché siamo iniettati nel buio e ci confortiamo con le sole luci di cortesia. Quando arriveremo, non saremo comunque più gli stessi. I nostri compagni di viaggio non saranno più gli stessi. Ciò che ci circonda non assomiglierà più a niente che abbiamo conosciuto. Forse solamente perché i nostri occhi saranno cambiati e stanchi, alla ricerca di quella uscita che abbiamo sempre pensato luminosa.
mercoledì 29 aprile 2020
Askatasuna
Di contro, restituisce una quantità di cose positive che onestamente non saprei contenere in un elenco esaustivo, anche perché questo può essere diverso per ciascuno di noi.
A me la cultura regala innanzi tutto empatia. E voglia di confronto, mai di scontro. Poche cose mi regalano felicità più della percezione della conoscenza degli altri.
Essendo la conoscenza un patrimonio immateriale, il suo valore si amplifica e si moltiplica enormemente attraverso la sua condivisione con gli altri. L'altro è la ricchezza del proprio conoscere, è la terza dimensione che sviluppa in profondità ciò che alla nostra vista appare vasto ma piatto nelle due dimensioni del nostro sentire individuale. Per conoscere bisogna aprirsi all'ascolto - la lettura cos'è se non l'ascolto della parola scritta? - bisogna aprirsi alla comprensione, non fosse altro per sviluppare una coscienza critica.
La cultura, poi, non è esibizione e non deve mai essere una porta chiusa verso l'altro, ma, al contrario, deve indicare o eventualmente aprire una strada che ciascuno noi potrà liberamente percorrere.
Chi fa uso della cultura come di una proprietà, o la dispensa da un pulpito da cui arringa o catechizza gli altri, non ha capito il valore autentico di cui dispone e fa uso del suo sapere sterile come di un bene materiale che fa di lui il più banale homo economicus e decisamente un derivato limitato dell' homo sapiens.
martedì 28 aprile 2020
Ventidue
PS: Auguri Fillo!
sabato 18 aprile 2020
La Biblioteca nel Parco
domenica 1 marzo 2020
ventiventi
In un istante tutte le parole sono ammutolite, congelate in questa primavera falsa e precoce. Come un foglio d'appunti sbagliato, questo tempo è pronto per il cestino. Ma chiunque lo può raccogliere.
Con il suo fiore d'Ibisco in mano, Jean cammina al fianco dell'uomo dalla testa di cavallo e la pellicola della vita scorre al contrario, notte dopo giorno, febbrile attesa in cui il tempo ha perso l'unità di misura.
Debbo curare i miei dèmoni e dare una forma alle nostre figure disegnate sull'acqua.
Sarà sempre domani.
lunedì 24 febbraio 2020
La Voce
martedì 14 gennaio 2020
Riflessi
martedì 8 ottobre 2019
Delta
martedì 3 settembre 2019
Diamanti
sabato 10 agosto 2019
La Distanza
venerdì 2 agosto 2019
Mal d’Africa.
Un tempo ci siamo seduti affiancati ed abbiamo composto parole osservando schiudersi il fiore d'Ibisco. Abbiamo camminato insieme lungo i giardini dei nostri castelli e, per un tratto, abbiamo creduto di veder sorgere l’alba di una nuova cometa. Ma era notte, ancora, ed era buia e profonda ed infida in modo sottile. Così ci ha lasciati soli, sdraiati, affacciati sul labirinto celeste. Vivo ancora la stessa emozione per quel crepuscolo che, in un attimo, ha saputo contemplare ogni istante del giorno. Ma ora lo osservo al contrario, come il negativo di una fotografia indelebile che ho stampato nell'anima. Io sento ancora il silenzio, e quel vuoto martella il mio giorno con ogni parola non detta. Non è nostalgia. Lo chiamano Mal d'Africa. In altre parole, forse, è la necessità di ritorno a ciò che non posso essere, ma a cui inevitabilmente appartengo.
venerdì 21 giugno 2019
Compagno dolore
lunedì 18 marzo 2019
Ctrl --> End
mercoledì 6 marzo 2019
La Riva
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giovedì 14 febbraio 2019
Bukowski Valentine
vorrei tanto dirtelo.
Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare,
che mi manchi
e che ti penso.
Ma non ti cerco.
Non ti scrivo neppure ciao.
Non so come stai.
E mi manca saperlo.
Hai progetti?
Hai sorriso oggi?
Cos’hai sognato?
Esci?
Dove vai?
Hai dei sogni?
Hai mangiato?
Mi piacerebbe riuscire a cercarti.
Ma non ne ho la forza.
E neanche tu ne hai.
Ed allora restiamo ad aspettarci invano.
E pensiamoci.
E ricordami.
E ricordati che ti penso,
che non lo sai ma ti vivo ogni giorno,
che scrivo di te.
E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse.
Ed io ti penso
ma non ti cerco.
Charles Bukowski















