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venerdì 7 novembre 2025

Il Testamento del Sole

Porto a passeggio un po' ovunque il mio ingombrante disagio, in silenzio, nel suo goffo mimetizzarsi per le strade, nel mondo. Corre e si agita ovunque mano nella mano con la paura del tempo. Del tempo che manca, del tempo che passa, che offende lo specchio e blandisce il dolore spegnendo il ricordo. Del tempo che scivola, senza materia né possibilità di controllo.
Ma per quale colpa dobbiamo aver ricevuto una condanna simile? Come è possibile avere una mappa e non saperla leggere? Vedere il dedalo dall'alto e non saperne uscire? Eppure è così: io stesso non trovo la strada e non vedo il cancello. 
Questa umanità prigioniera del sogno di pochi, si fa ogni giorno più stanca, inerte e sgomenta. Non capisce e diviene rabbiosa. L'ambizione ovunque è cambiata. Non serve essere, basta avere in questo equivoco che va oltre gli ausiliari e prende a prestito, prima tra tutte, la capacità di mentire. A sé stessi per non uccidersi, agli altri per il quieto vivere.
Quando mai è servito un cervello a un inerte mattone? Siamo ridotti a mera funzione nella cinta muraria che ha sostituito la siepe "che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude" . E non solo lo sguardo rimane escluso,  ma la possibilità di bellezza e di una non utilitaristica felicità. 
Eppure oltre la siepe c'è un giardino che rimane quasi del tutto inesplorato. 
Il tempo di produrre non può cancellare il tempo di essere.  

Tramonto a Deauville - 2025




giovedì 18 aprile 2024

Disintegration (last post on this)

 [Verse 1]

Oh, I miss the kiss of treachery

The shameless kiss of vanity

The soft and the black and the velvety

Up tight against the side of me

And mouth and eyes and heart all bleed

And run in thickening streams of greed

As bit by bit it starts the need

To just let go my party piece


[Verse 2]

I miss the kiss of treachery

The aching kiss before I feed

The stench of a love for a younger meat

And the sound that it makes when it cuts in deep

The holding up on bended knees

The addiction of duplicities

As bit by bit it starts the need

To just let go my party piece


[Chorus]

But I never said I would stay to the end

So I leave you with babies and hoping for frequency

Screaming like this in the hope of the secrecy

Screaming me over and over and over

I leave you with photographs, pictures of trickery

Stains on the carpet and stains on the scenery

Songs about happiness murmured in dreams

When we both of us knew how the ending would be


[Verse 3]

So it's all come back round to breaking apart again

Breaking apart like I'm made up of glass again

Making it up behind my back again

Holding my breath for the fear of sleep again

Holding it up behind my head again

Cut in the deep to the heart of the bone again

Round and round and round and it's coming apart again

Over and over and over


[Bridge]

And now that I know that I'm breaking to pieces

I'll pull out my heart and I'll feed it to anyone

I'm crying for sympathy, crocodiles cry

For the love of the crowd

And the three cheers from everyone

Dropping through sky

Through the glass of the roof

Through the roof of your mouth

Through the mouth of your eye

Through the eye of the needle

It's easier for me to get closer to Heaven

Than ever feel whole again


[Chorus]

But I never said I would stay to the end

I knew I would leave you with babies and everything

Screaming like this in the hole of sincerity

Screaming it over and over and over

I leave you with photographs, pictures of trickery

And stains on the carpet and stains on the memory

And songs about happiness murmured in dreams

When we both of us knew how the end always is

How the end always is


Robert Smith



lunedì 19 febbraio 2024

Maschere senza volto

Sono nato in tempi in cui si avvertiva ancora il bisogno di arricchire la propria capacità d'espressione. La ricchezza d'eloquio era considerato un valore e l'uso di termini precisi, ricercati, inusuali, non veniva considerato un atto di snobismo o di arroganza intellettuale. Trovo che fosse più giusto così. Non per nostalgia para-senile, ma per gusto della bellezza e per amore del tratto distintivo della nostra specie: la profondità di pensiero e la capacità di saperlo esprimere. Lo sviluppo di queste facoltà è a disposizione di molti, in questo fortunato mondo che definiamo moderno, tuttavia in troppi preferiscono rifugiarsi nel recinto del conosciuto senza provare mai ad aggiungere nulla. 

Francamente, troverei giusta ed attuale l'ambizione ad un linguaggio più ricco, perché lascerebbe aperta la porta alla speranza di un pensiero meno superficiale, in un mondo che invece sta terribilmente appiattendo la capacità di comprensione (e la conseguente elaborazione) a livelli primordiali. Si è inabissata l'esigenza di gestire le sfumature, perché è raro trovare chi dipinge, mentre si usa tanto l'evidenziatore grossolano per titoli spesso privi del necessario capitolo contenuto sottostante. Così si predilige l'urlo alla parola pacata, lo slogan all'argomentazione, la sintesi all'elaborazione, perché il nostro tempo è suddito dell'ipocrisia sovrana di una produttività astratta che rende strumentali le nostre vite. Il nostro lavoro non produce veramente nulla, trasforma solamente il nostro tempo in cose materiali, pseudo necessarie o rese tali dai sistemi industriali. Cosa produciamo effettivamente in una vita? In alcuni casi altre vite umane e, talvolta, opere d'arte. 

Se per dire ciò che è sotto ai propri occhi o dentro agli stessi si impiegassero due parole in più e si spendessero due minuti di più per ricercare i giusti termini, probabilmente quelle due parole, quei due minuti, risulterebbero determinanti a fornire un connotato più preciso, puntuale e profondo alla sostanza del nostro pensiero, restituendo al mondo un'immagine più vera di ciò che siamo, uscendo dalla schiera di maschere senza volto destinate a perdersi e confondersi nel tempo. 








sabato 18 giugno 2022

Esposizione universale

Nel microcosmo invisibile

Di Fiere e vanità 

Nell’esercizio addominale 


Mangiare e procreare


Genesi  di arte contante


Fumare i giorni


Per non sapere


Respirare il veleno


Per gettarlo sugli altri


Piccoli imperatori del nulla


Incapaci a donare


Nemmeno le briciole


Di ciò che rimane


Meglio marcire


Soli


Sotto nuove lune


Recitando ricchezza


Degna di un Arlecchino


Libero sino al sipario

lunedì 12 ottobre 2020

Gallerie

Giro ogni mattina il numero del mio calendario, fissandone gli elementi: il mese, il numero ed il giorno della settimana. L'osservo soddisfatto per un po', come una piccola conquista e cerco di vedere oltre, nella mia memoria passata come nella nuvola del futuro. Niente sarà più come prima. Niente è più come prima. Ma quanti "prima" ci sono in questi miei pensieri? Quante volte sono già morto e rinato? Viviamo in una esplosione di elementi che si incrociano e si separano, si accompagnano e si scontrano senza un apparente percorso definito. Non voglio parlare di senso logico, quando si cerca solo di non affogare nel caos. In questo viaggio ho attraversato già tante gallerie e ogni volta mi sono chiesto "quando finirà questo tunnel?". La galleria di oggi sembra infinita e nessuno parla più della destinazione ma solo del viaggio. Siamo spostamenti, tra un lampo di sole abbagliante ed uno scroscio pioggia a spezzare lo stagnante grigiore che nemmeno cogliamo, perché siamo iniettati nel buio e ci confortiamo con le sole luci di cortesia. Quando arriveremo, non saremo comunque più gli stessi. I nostri compagni di viaggio non saranno più gli stessi. Ciò che ci circonda non assomiglierà più a niente che abbiamo conosciuto. Forse solamente perché i nostri occhi saranno cambiati e stanchi, alla ricerca di quella uscita che abbiamo sempre pensato luminosa.




mercoledì 29 aprile 2020

Askatasuna

Non ho saputo parlare ancora dell'angoscia di questi mesi, dello stupore di ritrovarsi da un giorno all'altro protagonisti di un film catastrofico in cui manca però l'eroe che salverà il mondo. Sono arrivato a comprendere che forse tanti di noi lo faranno, ma il mondo non si salverà, non quello che conoscevamo, almeno. Qualcuno proverà a replicare il modello passato, ma non potrà funzionare, semplicemente perché noi non saremo più gli stessi. 
Vorrei poter dire cosa saremo, ma, come qualsiasi altra persona, esattamente non lo so. Tuttavia, come chiunque non abbia vergogna di possedere una fantasia ed una certa attitudine all'astrazione, posso costruire mondi ipotetici nella mia testa. Vorrei sperare che in quei mondi si potessero cogliere gli effetti del profondo rigetto della cultura patito dalla nostra società negli ultimi lustri e che si ricominciasse a salire la scala evolutiva umana, che pare aver preso una pendenza opposta alla tanto celebrata evoluzione tecnologica. 
La cultura in sé non ha nulla di snob, può essere assolutamente aperta a chiunque e, oggigiorno, può essere pressoché gratuita. Richiede però dedizione, l'umiltà di aprire la mente, mettersi in gioco e lo sviluppo di una onesta capacità critica verso le cose della vita, con l'acquisizione di un'obiettività anche cruda nei confronti di tutto, a partire da se stessi.
Di contro, restituisce una quantità di cose positive che onestamente non saprei contenere in un elenco esaustivo, anche perché questo può essere diverso per ciascuno di noi.
A me la cultura regala innanzi tutto empatia. E voglia di confronto, mai di scontro. Poche cose mi regalano felicità più della percezione della conoscenza degli altri. 
Essendo la conoscenza un patrimonio immateriale, il suo valore si amplifica e si moltiplica enormemente attraverso la sua condivisione con gli altri. L'altro è la ricchezza del proprio conoscere, è la terza dimensione che sviluppa in profondità ciò che alla nostra vista appare vasto ma piatto nelle due dimensioni del nostro sentire individuale. Per conoscere bisogna aprirsi all'ascolto - la lettura cos'è se non l'ascolto della parola scritta? - bisogna aprirsi alla comprensione, non fosse altro per sviluppare una coscienza critica.
La cultura, poi, non è esibizione e non deve mai essere una porta chiusa verso l'altro, ma, al contrario, deve indicare o eventualmente aprire una strada che ciascuno noi potrà liberamente percorrere.
Chi fa uso della cultura come di una proprietà, o la dispensa da un pulpito da cui arringa o catechizza gli altri, non ha capito il valore autentico di cui dispone e fa uso del suo sapere sterile come di un bene materiale che fa di lui il più banale homo economicus e decisamente un derivato limitato dell' homo sapiens
Ovviamente non immagino un mondo dove tutti siano assetati di conoscenza e affamati di condivisione, ma voglio credere che l'odierna solitudine, figlia di una fittizia e sovresposta socialità virtuale, ci possa ricondurre a vivere la parte più spirituale del nostro esistere - non necessariamente mistica - in cui il pensiero non si limiti al bisogno materiale diretto, ma che sviluppi la riflessività necessaria e ci restituisca con la lentezza dovuta alla contemplazione di quell'attimo fugace che è la nostra vita.


martedì 28 aprile 2020

Ventidue

Anche ventidue anni fa pioveva.
Anche ventidue anni fa erano giorni di attesa senza sapere davvero cosa ci avrebbe riservato il domani.
Anche ventidue anni fa avevo mille progetti in mente, per me come per noi tutti.
Ma i mille progetti sono esplosi in infiniti pensieri, troppo spesso lontani dal trovare una felice corrispondenza.
Alcuni hanno avuto la possibilità di prendere forma, altri sono rimasti nel magma che mi abita in profondità.
Tante volte il mio sentire non è risultato abbastanza forte da cambiare la luce delle giornate, lo so.
E tante volte la mia voce non è risultata abbastanza convincente, perché non ha mai cercato di blandire le scorciatoie.
Ho ricevuto tante lezioni ed ogni giorno ne ricevo di nuove, ma ancora oggi non posso dire di avere imparato veramente il mestiere di vivere. 

La cosa incredibile dell'avere figli è lo spaesamento di chi è chiamato ad insegnare e si accorge di avere tutto da imparare e che ad insegnarci qualcosa, ogni giorno, è la vita. 

E visto che le risposte non ci sono, bisogna essere dei veri artisti per risultare credibili. Perché solo nell'arte estrema, quella gratuita, quella che si sa condividere, esiste la vera sincerità. 
E in tutta sincerità io ci ho provato a dare un senso a questo teatro fatto di piccole cose e grandi pensieri.
E in questo giorno di aprile, di chiusura al mondo, di allontanamento da tutti, ti vorrei offrire un libro per aprire lo sguardo oltre alla gretta quotidianità, un albero sotto cui sederci insieme a parlare e un ombrello, perché ventidue anni dopo la pioggia continua a cadere. 


PS: Auguri Fillo!

sabato 18 aprile 2020

La Biblioteca nel Parco


Salirono le scale della biblioteca ed entrarono in una serie di stanze con qualche isolato lettore, sino a quando non si fermarono in una piccola sala dove non c'era nessuno, occupata solo da libri e scaffali. Le parole stampate nei testi che li circondavano, sembravano tutte già scritte dentro di loro. Infatti ogni sguardo posato su una copertina forniva lo spunto per un pensiero, un ricordo, un'idea. E fu questo crescente collegarsi e trovarsi a farli sorridere. Quando pensarono entrambi alla stessa cosa rimasero immobili in un angolo della saletta, ma esattamente al centro del loro sentire. La sorpresa fu enorme. Non capita spesso nella vita di desiderare qualcosa in modo così forte e profondo da togliere il sonno e cancellare la presenza di ogni altra cosa o persona attorno. Non esisteva più il mondo, non esistevano i libri e le loro stesse parole. Sapevano bene che quel mondo non avrebbe approvato la loro luce abbagliante, perché il Caos non tollera la luce troppo chiara, preferendo l'indefinita oscurità. Il loro bacio fu così, immenso e silenzioso, osservati solo dalla biblioteca nel parco, con gli occhi aperti a fissare l’incredibile altro sé che si ricomponeva nel tutto che stavano finalmente vivendo. In quegli occhi aperti c'era l'affermazione di ciò che l'altro rappresentava: si sarebbero baciati anche se il loro bacio fosse stato mortale e ben sapendo che da quel passo, la loro anima, non sarebbe più tornata indietro.


domenica 1 marzo 2020

ventiventi

Chiuso.
In un istante tutte le parole sono ammutolite, congelate in questa primavera falsa e precoce. Come un foglio d'appunti sbagliato, questo tempo è pronto per il cestino. Ma chiunque lo può raccogliere.
Con il suo fiore d'Ibisco in mano, Jean cammina al fianco dell'uomo dalla testa di cavallo e la pellicola della vita scorre al contrario, notte dopo giorno, febbrile attesa in cui il tempo ha perso l'unità di misura.
Debbo curare i miei dèmoni e dare una forma alle nostre figure disegnate sull'acqua.
Sarà sempre domani.





lunedì 24 febbraio 2020

La Voce

Ho l'impressione, talvolta, che in certe giornate di sole o nelle corrispondenti notti lunari, la densità dei miei pensieri assuma persino una solidità materiale. In quei momenti vorrei stringere quella materia tra le mani per scolpire figure, accarezzarle e plasmarle per modellarne la forma sino a definire e cogliere quel pensiero che l'ha generata. Ma poi, troppo spesso, il silenzio mi assale e ad esso mi arrendo.
Così prendo sottobraccio i ricordi che corrono lungo una vecchia strada ferrata, mi adagio sulla stessa vecchia panchina, gli occhi al cielo, ad osservare le nuvole stendersi al soffio del vento come le membra di un gatto che si stirano al loro risveglio. Rimango a godermi il calore di un'estate dell'anima che sento vicina molto più di quanto la trivialità del calendario evidenzi e, mentre perdo lentamente coscienza, cullato dal nulla in cui scivolo, una voce, la tua voce, mi prende, mi solleva e mi restituisce alla vita. 
Non stavo dormendo, morendo o partendo anche allora? Ero soltanto io, veramente?
Le cose più belle risplendono inattese in uno spazio di meraviglia che ci accompagna fuori dal tempo. I miei occhi stanchi o la mia pelle invecchiata non riconoscono la truffa del tempo. Io resto sempre nella biblioteca del parco e nella notte più bella che un maggio ricordi. Io resto quel cane che abbaia forte alla Luna per tenerla sveglia al suo fianco e che, certamente, di quella Luna ha potuto contemplare il riposo. 
Dorme, ancora e sempre con me, quella Luna.




martedì 14 gennaio 2020

Riflessi

Penso a quanto sia bello e ingannevole il riflesso delle cose.
Coglie la forma e racconta solo ciò che vediamo.
L’orizzonte dietro al finestrino ci parla di case, ma non di quello che vi succede dentro.
Lo sguardo di una ragazza che sorride al telefono ci inganna con una primavera dove aprile è passato da un pezzo. Il cielo sopra al respiro calmo del mare ne coglie l’azzurro ma non ha coscienza di quanta vita e morte vi sia in esso e la luce, sfumata e lattiginosa, che fa brillare la luna e fa innamorare i poeti é quella del sole nascosto. Siamo riflessi in cammino. Trascuriamo di fermarci, forse, per il timore che si colga che siamo solo il riflesso di qualcosa che non ci rappresenta affatto. Ma oltre il tramonto c’é la notte e la notte contiene tutto ciò che non appare. E in essa ci ritroveremo. Sul pavimento di maggio, sulla balconata di un teatro collettivo, nelle lenzuola macchiate di sangue e ci resteranno due minuti soltanto per rivestirci e scappare prima che la luce del giorno ritorni a fare di noi le ombre che popolano i nostri segnaposti affacciati sul vuoto.


martedì 8 ottobre 2019

Delta

Lenta scivola la barca sul fiume verso valle. Osservo le rive scorrere fuori dal mio campo visivo. Ascolto il cielo e ne respiro le tonalità nitide, vi riconosco un tramonto che immaginavo immortale e che in un attimo rimarrà solo notte. Sotto le palpebre l’immagine di un’emozione, un tratto di matita che disegna un profilo. Un volto, un sorriso, uno sguardo. Questo viaggio è così lungo da cancellare le tracce dietro di sé con il rischio di ridurre il tutto a uno sfiancante spostamento. 
Siamo memoria e arte. 
Il nostro lascito é la capacità di generare emozioni da far esplodere in cielo come fuochi d’artificio per osservarle svanire con lo sguardo impregnato di meraviglia e sgomento, come castelli di sabbia cancellati dalla marea. La vera arte é sopravvivere allo sgomento di questa fine quotidiana e cercare un domani nelle tue parole.
Le tue parole sono baci, sono navi all’orizzonte, sono porti dove abbandonarsi all’oblio, sono luci calde in inverno, sono fari nella tempesta, sono le stazioni d’arrivo dopo un viaggio infinito, sono suoni che abbattono il muro della banalità, sono le maschere antiche che mettono in scena l’ultimo fremito del brivido che ci tiene in vita e che, non comprendendolo, chiamiamo genericamente Amore. Quell’Amore che é in noi, ma non sapendolo raggiungere da soli chiediamo ostinatamente ad altri di far emergere con noi. 
Dunque lo so che da solo non ce la farò ed è per questo che allungo la mano verso di te, al buio, per sentire una voce che mi dica ancora una volta che stiamo partendo, che l’acqua è calma, che il vento é tiepido ed il sole accompagnerà le nostre parole sino al Delta del fiume ed il mare, tutto il mare, sarà chiuso nel bicchiere in cui brinderemo.




martedì 3 settembre 2019

Diamanti


Se muovo lo sguardo dall’orizzonte, colgo un’espressione sottile e nitida. Scorro senza alcuna vergogna dal verde dei campi al rosso delle foglie e su tra le colline che sembrano aprirsi a un sorriso, l’azzurro dei diamanti profondi. Non so dove sia il bene e cosa possa essere io in questo panorama. Di certo non un frutto da cogliere o una minaccia da temere. Ma abito lì, tra i tuoi orizzonti, nascosti e rimossi. Non c’è fortuna in questo destino, eppure sarebbe facile trovare un’ ombra quieta persino in questa foresta bruciata.
Allora accenderò ancora un fuoco nell’anima e non potrò che osservarla bruciare. Resteranno i diamanti.





sabato 10 agosto 2019

La Distanza

Pongo lo sguardo sull’orizzonte contando le sfumature lunari sullo specchio del mare. L’anima riflette e mille domande mi ronzano in testa, fastidiose e insistenti. Allora riempio il bicchiere e sorseggio la notte di un’estate matura. Quanto é distante da me il tuo pensiero? Che misura tiene a distanza questo mare dal tuo cielo? Sappiamo davvero poco di quanto regola il nostro sentire eppure ne riconosciamo i lineamenti anche ad occhi chiusi. Osservo il tuo sole sulla mia pelle anche quando fa notte e così tu mi accendi e riscaldi l’anima anche con la tua assenza. Ed io non faccio che attendere che arrivi il tramonto per confondere, nel buio rassicurante e frustrante, la forza di questa luce che é sorta in me e che si spegnerà con me, perché lo sai, avvicinarsi al sole fa sempre un po’ paura. Le parole non riescono a restituirci la vita, non ne faranno un ritratto, non descriveranno un ricordo, non tenteranno di abbozzare un proposito. Siamo semplicemente nello stesso orizzonte, malgrado le nostre distanze, per la sola gioia di chi saprà vederci.


venerdì 2 agosto 2019

Mal d’Africa.

Non c’è filo sufficientemente lungo per legare insieme questi miei pensieri nomadi. E allora li lascio cadere liberi e disciolti, confusi e arruffati, come reduci da un brusco risveglio, su questo foglio di carta virtuale.
Un tempo ci siamo seduti affiancati ed abbiamo composto parole osservando schiudersi il fiore d'Ibisco. Abbiamo camminato insieme lungo i giardini dei nostri castelli e, per un tratto, abbiamo creduto di veder sorgere l’alba di una nuova cometa. Ma era notte, ancora, ed era buia e profonda ed infida in modo sottile. Così ci ha lasciati soli, sdraiati, affacciati sul labirinto celeste. Vivo ancora la stessa emozione per quel crepuscolo che, in un attimo, ha saputo contemplare ogni istante del giorno. Ma ora lo osservo al contrario, come il negativo di una fotografia indelebile che ho stampato nell'anima. Io sento ancora il silenzio, e quel vuoto martella il mio giorno con ogni parola non detta. Non è nostalgia. Lo chiamano Mal d'Africa. In altre parole, forse, è la necessità di ritorno a ciò che non posso essere, ma a cui inevitabilmente appartengo.


venerdì 21 giugno 2019

Compagno dolore

Non ho mai cercato parole per descrivere il mio dolore, forse perché non l’ho mai compreso fino in fondo, ma l’ho sempre relegato tra le cose indicibili che ci abitano. Eppure i pesi che porto dentro sono gli elementi fondanti che sento in me. Il lutto per ciò che non è stato, per tutto quello che non è più, é un compagno di viaggio inseparabile. Ma questo non fa di me una persona triste, infelice o depressa, perché conosco le ombre e riesco così ad apprezzare la luce. La forza di un sorriso e la bellezza di una parola mi intrigano e mi accendono più d’ogni cosa al mondo. E nulla è più bello e forte di un sorriso che ha conosciuto le lacrime e la pienezza oscura del vivere. Solo attraversando la notte si giunge ai bagliori dell’alba più bella. E da tutto questo dolore che attraversa i nostri corpi e deforma gli orizzonti e le prospettive arriva la lezione del bene da regalare. Non è la morte che fa cessare di amare. Non sono le strade che si separano a tenerci lontani. É solo il prevalere del pensiero di sé su quello per gli altri a renderci limitati e fondamentalmente infelici. 


lunedì 18 marzo 2019

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Lunedì mattina. Marzo. Pioggia. Caos sulle strade e ingorghi nella mia mente. Gli anni si infilano nella nostra immobilità come i mezzi a due ruote nel traffico: ci passano attraverso e se ne vanno altrove. Dove pensa di andare tutta questa gente? Si infila in armature troppo pesanti per essere indossate, solo per combattere guerre perse in partenza. Basterebbe poco, basterebbe meno. 
I miei pensieri stridono in testa come il gesso su una lavagna ripulita. E quello che provo è l'assurda sensazione di un contemporaneo rumore e silenzio. Ma in questo silenzio non c'è la dovuta pace e in questo rumore non c'è alcuna risposta. Basterebbe poco, basterebbe meno.
Se solo ricercassimo un senso al nostro esistere senza confondere l'obbiettivo col mezzo per raggiungerlo. Sarebbe poco, eppure, sarebbe tutto.



mercoledì 6 marzo 2019

La Riva


La notte è fresca al di là di quanto dica la mia pelle e da oriente sale un chiarore lento e inarrestabile, guidato e trascinato da Venere, come la lanterna di chi esplora un cammino. Non sono in pace col mondo e nemmeno con me stesso, ma lascio che le parole mi invadano, come le acque della marea che salgono e ricoprono, lentamente, le mie rive. Arriva il giorno ed io lo guardo fisso negli occhi. Non è una sfida: è un gioco, le cui regole si cambiano in corsa e di cui si comprendono le meccaniche sempre troppo tardi. 
Voglio la mente libera e lo sguardo acceso. Voglio la sola moneta che non ci è consentito guadagnare ma soltanto spendere: il tempo di questa mia unica vita. 
Cammino lungo i marciapiedi che portano al mare. Voglio arrivare per tempo e non lasciare la sola possibilità di tracciare una linea su quella riva sabbiosa destinata ad una nuova alta marea. 


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giovedì 14 febbraio 2019

Bukowski Valentine

Non ho smesso di pensarti,
vorrei tanto dirtelo.
Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare,
che mi manchi
e che ti penso.
Ma non ti cerco.
Non ti scrivo neppure ciao.
Non so come stai.
E mi manca saperlo.
Hai progetti?
Hai sorriso oggi?
Cos’hai sognato?
Esci?
Dove vai?
Hai dei sogni?
Hai mangiato?
Mi piacerebbe riuscire a cercarti.
Ma non ne ho la forza.
E neanche tu ne hai.
Ed allora restiamo ad aspettarci invano.
E pensiamoci.
E ricordami.
E ricordati che ti penso,
che non lo sai ma ti vivo ogni giorno,
che scrivo di te.
E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse.
Ed io ti penso
ma non ti cerco.

Charles Bukowski

mercoledì 5 dicembre 2018

Un mare diverso

Dopo quasi due mesi ho ripreso un treno. Stessa direzione, altra destinazione. Ho respirato di nuovo l’aria fredda del mattino e ho gettato il mio sguardo su questa umanità al risveglio. Non mi mancavano le periferie desolate e l’odore ferroso dei binari. Non sentivo il bisogno di alzarmi prima dell’alba e riconoscermi la fatica addosso ancora prima del primo caffè. Non avevo bisogno di tutto questo, ma rieccoci in viaggio, in un tempo sospeso che traccia il suo percorso parallelo a fianco di quello reale che riconosco nel mio sguardo stanco, nei dolori che non si sopiscono col riposo di una notte, nella mia vita autentica che insegue altri bisogni, che rincorre desideri diversi e risponde a regole differenti.
Ma sono ugualmente qui, a spossessarmi di me, a riaffermare il senso di una vita che non può fare a meno di regalarsi, in fatti e parole, in gesti ed emozioni. Si dice che ciascuno abbia un proprio destino che spesso è il proprio calvario. La mia condanna è un dono dolce che porta a fondermi con l’umanità a cui appartengo, senza mai confondermi, né nascondermi. Troppo vistoso anche nell’anonimato, troppo particolare per assomigliare. Atomo di ossigeno nell’oceano in burrasca, avrei voluto essere una goccia d’acqua in un mare diverso.